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I miei Rituali
Mi estraneo da tutto, è un attimo.
Cerco la concentrazione.
Le prendo, le osservo. Le piego, le indosso.
Destra. Sì.
Sinistra. Sì.
Sempre così, mai al contrario.
Abbasso delicato la morbida lingua, che ora avvolge quel ruvido collo.
Due giri. Il fiocco all’esterno.
Loro invece li rovescio. Una sola volta. Sempre.
Lei la lascio al di fuori, libera di muoversi, di esprimersi anche:
la mia prima piccola sfida. Con quello, di nero vestito.
Ho finito.
Due saltelli sul posto, affinché tutto combaci.
Sento il loro rumore, quel suono sordo, rassicurante, di amici.
Mi guardo allo specchio attendendo che lo stomaco brontoli.
Eccolo, è puntuale, bene così!
La solita preghiera laica, o forse agnostica. Ma non la invoco mai, Vittoria.
Lei la inseguo con tutto me stesso, Lei la desidero ardentemente.
Ma non è quel che conta in fondo, non adesso.
Un fischio, una piccola corsa, un saluto.
Ora La vedo. La scruto. La chiedo. Devo toccarla, testarla, forse anche leggerci dentro.
E poi, ginocchia al petto. Due volte, come da copione.
Un occhio all'esterno. Una mano voluta, cercata, che mi aiuterà.
Sì, andrà bene. Stai calmo.
Lo guardo, Lo peso. Lo sfido con gli occhi, aldilà della linea.
Sì, nessuno si farà male. Io no. Io no.
Staserà mangerò coi miei.
Ma ora do tutto, fino in fondo.
Ci siamo.
Olé.



