Lo smemorato col legno

C’è un vecchio film con Totò che si chiama “lo smemorato di Collegno”. Che c’entra, dici. No, è che io una volta mi sono smemorato col legno, nel senso che ho tirato una craniata sul palo e tutti sono corsi a chiedermi quante sono queste  e io ho detto cinque e mi sa che c’ho preso, perché subito dopo ho visto un sacco di gente che correva via. Devo correre pure io, mi sono detto. E allora ho inseguito uno vestito di blu col pallone e gliel’ho levato, e ho visto uno di quelli vestiti di verde che rideva, e quello blu che bestemmiava, e mi sono guardato la maglia e ho visto che era blu. Allora sto coi blu, mi sono detto, e con una finta ho superato quello che rideva, e poi con un’altra uno che rideva già un po’ meno, e da venti metri ho tirato una sberla che s’è infilata all’angolo, e uno m’ha preso in braccio e ha urlato: grande, Fra’. E io ho pensato: bene, mi chiamo Fra’.
E poi dopo cinque minuti in rovesciata ne ho messo dentro un altro e tutti di nuovo a urlare grande Fra’, che ormai lo sapevo che ero io.
E a fine partita m’hanno portato in trionfo, e sulla porta dello spogliatoio un signore m’ha battuto il cinque e m’ha detto: gran partita, Fra’ e io gli ho risposto: grazie, mister e allora m’hanno portato in ospedale perché quello non era il mister, era mio padre, e dietro c’era mia madre che è svenuta. Che poi era solo un’amnesia temporanea, dice che può succedere e non ci sono problemi, solo che quando mi sono ricordato chi ero mi sono scordato i goal, e per fortuna mio fratello aveva portato la telecamera, perché quella è stata una delle migliori partite della mia vita. E insomma, è stato allora che ho pensato che il calcio era qualcosa che avevo dentro, e ormai non c’era verso di tirarmelo via. E pure oggi, se volete, vi potete prendere la mia identità e tutti i miei ricordi, che anzi per certi versi mi fate pure un favore, però la palla, cazzo, non vi azzardate a toccarmela, perché vi piglio a calci, m’importa una sega che avete la maglietta blu.

(da GQ, 2006)

 

Torna alla pagina di Francesco Trento