Sotto porta

Dopo una faticosa e profonda galleria per passare un blocco di cemento mai visto, la talpa si stava rilassando in un bel terreno soffice, popolato di radici prelibate. A quel punto incontrò un ostacolo metallico e decise di prendere una boccata d’aria. Sbucò di fronte a un’immensa radura, vicino a un palo bianco.
Poco distante, c’era un tizio vestito strano, con una calzamaglia nera e una maglia colorata, e le mani rivestite da una specie di pelliccia, anche se faceva molto caldo.
Aveva l’aria incazzata, si muoveva a spezzoni e parlava da solo. Incuriosita, la talpa provò a parlargli per capire se fosse affidabile.
“Ciao”, gli disse” sono la vecchia talpa che scava”.
“Ciao”, rispose, dondolandosi nervoso sulle ginocchia e guardando qualcosa che sembrava preoccuparlo, “ sono Gianluca, quello che schiva”.
“Cos’è che devi schivare?”, chiese la talpa.
“Devo schivare la sconfitta”, sospirò quel buffo essere, “ evitare di prendere gol, non fare errori
e, soprattutto, escludere che sia colpa mia, questo devo”.
“ Ma che gioco è?”, proseguì la talpa, cominciando a prendersi qualche pericolosa confidenza.
“ Per gli altri è un gioco, per noi è una missione. Quegli stronzi là davanti si sfogano e si divertono. Noi qui, come i preti nel confessionale, pronti a parare tutta la merda che ci tirano addosso. E non possiamo dare neppure le penitenze”.
“Ma allora perché lo fai, se non ti piace ?”, argomentò cautamente la talpa.
Invece della risposta, arrivò un urlo spaventoso: “Miaaaaa !” gridò Gianluca, rovinando su una piramide di corpi, mentre la palla proseguiva la sua traiettoria, insensibile alla lotta spietata per conquistarla.
“E sei anche bugiardo”, lo sfidò apertamente la talpa.
Mentre tutti si allontanavano, Gianluca sistemò la palla per il rinvio, guardò verso il campo facendo un segno d’intesa con un compagno, poi, stranamente, mandò la palla dalla parte opposta.
Quindi tornò con fare  minaccioso verso il palo e gli assestò due zampate coi tacchetti metallici, ricavandone un suono da fucina medioevale, infine girò una specie di sguardo western verso la talpa:
“Sappi, roditore di merda, che non l’ho presa apposta, per ingannare gli avversari. Quanto al fatto che non mi piaccia, ti sbagli di grosso. Mi piace. Questi pali sono la porta per un aldilà al mio servizio. L’inferno e il paradiso passano di qui, e devono fare i conti con me”.
“Scusa”, ribattè la talpa, “io vivo sottoterra e non capisco un cazzo, ma tu non  mi sembri tanto in piano. Sei una specie di tiro al bersaglio e vuoi convincermi di avere in mano la situazione?”
“Non…..”, Gianluca si interruppe, trafelandosi verso il pallone che gli arrivava balzelloni, seguito da un bufalo a forma di svedese. Con qualche difficoltà domò la sfera e la spedì in fallo laterale, sollevando una nuvoletta di polvere.
“Cazzo, ho preso anche la terra. Lo sanno che odio i passaggi indietro, e continuano a farmeli. E sempre sul mancino. Fanculo”.
“Dicevi?”, lo spronò la talpa.
“Dicevo che davvero non capisci nulla. Col tuo sguardo miope e rasoterra non le vedi, ma ci sono delle linee bianche che chiudono quest’area e, in questa prigione a cielo aperto, comando io, nel bene e nel male. E’ il mio palcoscenico, dove posso diventare tutto quello che voglio, l’attore che para o il portiere che recita. Non so neppure io come si fa, eppure lo faccio. Certo, ogni tanto mi prende l’estro di avventurarmi fuori area, lontano, verso la metà campo, ma è come quando ci si allontana dalla riva e non si tocca più. Senza contare che arrivano segnali misteriosi, urla, imprecazioni, addirittura bestemmie”, concluse Gianluca.
“Non offenderti, ma mi sembri un po’ confuso”, provocò ancora la talpa.
“Questo è il punto”, ribadì Gianluca, alzando lo sguardo verso il pubblico, scarso ma complice,  “fare il portiere è cagarsi addosso trasmettendo sicurezza”.
“Sarà”, sentenziò la talpa, “ ma quello mi sembra un bel tiro”.
La palla era diretta verso l’angolo opposto, Gianluca tradusse per gli increduli il manuale del calcio: rapido passo laterale e caricamento, lampo muscolare e plastico bloccaggio del pallone, subito rilanciato, per la verità un po’ svirgolo, verso il velenoso contropiede di Francesco.
“Porca tana !”, esultò la talpa, “Sembravi Spiderman”.
Gianluca fece l’occhiolino: “Tutto cinema, te l’ho detto”.
“Ciao”, salutò la talpa, “ mi scavo un po’ di libertà in galleria”.
“Ciao”, sorrise Gianluca, “ mi scovo un po’ di consensi in platea”.  

(Dedicato a Gianluca Favetto per i cinquant’anni)
18 ottobre ‘07

 

Torna alla pagina di Paolo Sollier