Figurine e chewing-gum, che bel sapore

Si sa, è tempo di gadgets: profumi per vendere riviste, guide turistiche per vendere quotidiani. Niente paura: succedeva già negli anni Sessanta. Una macchinetta magica inghiottiva 10 lire trasformandole in una figurina e 3 palline di chewing-gum. Nella mutevole curiosità dell’infanzia, non si capiva bene quale dei due fosse omaggio, però era piacevole giocare masticando il dubbio.
Lontane progenitrici delle patinate odierne, quelle figurine sapevano che non avrebbero avuto vita facile. Forse per questo erano spesse e rigide, pronte a tutti gli usi.
E’ un falso storico che le figurine servissero per riempire l’album: le rare raccolte completate erano sicuramente frutto della mente pacata, e bacata, di qualche grande. La figurina sapeva di essere molto più preziosa: affrontava missioni pericolose, conservando, appena un po’ slabbrata, tutto il suo valore.
Dopo una gara con la pietra piatta, o “paligia”, cambiava magari proprietario, perché uno schiaffo di marmol’aveva trascinata fuori dal cerchio, ma il gioco successivo, a muro, magari planava lontano dalla parete per tornare da te. Infine, a sera, la resa dei conti, sul pianerottolo: un mucchio di calciatori impolverati venivano battuti col palmo della mano: quelli che si giravano sul dorso erano tuoi, gli altri li avevi persi. E non era un danno da poco, perché quei giocatori dall’aria
pensosamente assente avevano altri due compiti da portare a termine. Il primo era personale, perché ognuno rincasava ogni volta con una formazione diversa e andavano quadrati i conti con la tattica.
Quando ti trovavi con i doppioni di ruolo, dovevi farli convivere e lì, probabilmente, è nata la lavagna: era dura convincere Lojacono a mettersi al servizio di Ocwirk, oppure affidare la fascia destra, da tornante, a Selmosson, o, ancora, scegliere chi lascaiare fuori tra Castano e Losi. E non c’erano neppure le sostituzioni. Eppure quei campioni erano così disciplinati da non protestare mai.
Il secondo compito, sociale, era la funzione di moneta, altro che carte di credito: quel cartoncino sgualcito era denaro contante e non serviva solo per il calcio mercato, dove Pascutti, purtroppo, non te lo cedeva nessuno.
In seguito, la figurina si è evoluta, ha catturato fotografie migliori e s’ è venduta sempre meglio, è diventata adesiva, attaccandosi quasi completamente alla moderna idea  di calcio a zona commerciale. Quasi.
Resta l’espressione dei calciatori, sempre misteriosamente assente: In questi sguardi rimane un po’ il gusto della gommada masticare, quella stessa che molti usano nei primi piani televisivi.

(articolo pubblicato il 19 ottobre ’96 su Tuttosport, alla morte di Giuseppe Panini)

 

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