Football, poemetto di Nikolàj Zabolockij

L'opera poetica del russo Nikolàj Zabolockij (Kazan 1903-Mosca 1958) appare più curiosa che mai nella deformazione della sua resa italiana. Per chi non è addentro alla storia della poesia novecentesca russa, e per chi non è addentro a cose russe in generale, la lettura stessa della biografia di Zabolockij incomincia con un dato che interroga il lettore. Quando s'apprende cioè che il poeta era nato nella capitale del Tatarstan. Se qualcuno ha la pazienza su un planisfero di guardarsi dov'è il Tatarstan noterà la distanza di questa repubblica dall'Italia (campione del mondo di calcio nel '34 e nel '38) e dall'Uruguay (vincitore dei Mondiali nel '30). Nel '26 con ciò Zabolockij componeva una sua lirica dal titolo "Football", lì nel Tatarstan; tre anni più tardi uscirà la sua prima raccolta lirica, intitolata "Stolbcy" ('Colonne'). Molti dei temi che si possono enucleare dal variopinto primo periodo di questo poeta tataro sono stati enunciati da Angelo Maria Ripellino nella sua introduzione alla "Poesia russa del 900": Zabolockij, scrive lo studioso, "ci introduce in un mondo bislacco e stralunato. Spostando le cose dalle loro superfici consuete, imbrogliando i legami concettuali, egli deforma la reltà in apparenze che rassomigliano ai riflessi di specchi mostruosi. E le dimensioni nella sua scrittura sono così storpiate che al lettore sembra di attraversare come un gigante le vie di quartieri minuscoli oppure di ridursi alla misura d'un nano dinanzi alle cose che crescono, madornali". Ci piace isolare, con ciò, un piccolo ma significativo tema sul quale Ripellino non si sofferma. Pur cogliendo la sua circostanza e l'esistenza nella sua rumorosa contraddizione, Zabolockij isola talvolta oggetti, persone, animali che letteralmente dormono. Negli "Ivanov", del '28, mette a dormire il mondo intero, addirittura: "Dorme quest'oggi il mondo minaccioso", scrive. E ancora, nel '32 possiamo leggere "Si offuscano i segni dello zodiaco | sulle distese dei campi. | Dorme l'animale Cane, | Sonnecchia l'uccello Passero". Non stupisce, in questo quadro, uno sguardo agli ultimi versi di "Football", nella traduzione di Andrei Bourtsev e Elena Kostjoulovic:
[...] Dormi povero centravanti!
Sulla terra
è caduta un'aurora profonda
e giocano le bambine con l'aurora
in faccia del tramonto blu [...]
Dormi, povero centravanti!
Si vive.
A molti piacerebbe leggere l'intera lirica, a questo punto, che consta del resto di una trentina di versi o poco più. Perché non pubblicarla integralmente su questo sito? Perché è un sito: va bene fare le cose su internet, ma alcune piccole cose dobbiamo proteggerle, così come immaginiamo il "povero centravanti" di Zabolockij incline al sonno in un mondo e in un luogo in cui il calcio poteva essere così soprendente e protetto, un calcio non logorato da tv, sponsor e così via. Quindi chi vuole leggersi tutta il componimento "Football" dovrà fare qualche ricerca in biblioteca, perché davvero non è facile trovarla: la poesia è stata pubblicata su "Panta" numero 16, nel 1998.
Se no, se mettiamo tutto su internet, buonanotte ai libri.

recensione di Francesco Zardo