Leoncarlo Settimelli, L' allenatore errante ( Editrice Zona, 2006)

Ne ha parlato qualche giorno fa (29 gennaio) il Manifesto, in una bellissima pagina a cura Andrea Sceresini e Nicola Palma.
E' la storia di Ernest Erbstein, ungherese, che fu l'allenatore del Grande Torino: una vita che ha attraversato tutte le tragedie europee della prima metà del novecento, passando dall' Ungheria all' Italia, e portandolo ad affermarsi, come allenatore, a Bari, Cagliari, Nocera, Lucca, prima di arrivare alla società granata. Erano gli anni delle leggi razziali e lui, ebreo, ne passò ovviamente di tutti i colori. Nel 1939 tentò allora di rifugiarsi in Olanda, senza mai arrivarci. Fu costretto a cercare scampo nel suo paese, dove, nel '44 fu rinchiuso in un campo di lavoro, da cui fuggì, rifugiandosi nell' ambasciata svedese. Alla fine della guerra, il ritorno a Torino e i grandi successi con i granata, ma aver schivato Auschwitz non gli fece evitare Superga.
Il grande calcio andato, la scoperta di un personaggio molto dimenticato e opportuno ripasso di storia. 

recensione di Paolo Sollier