I mondiali 2006 visti dalla Nazionale Scrittori (sponsored by Sky Sport)

L’irrefrenabile tango argentino
di Carlo Grande

Pronti? Via: l’Argentina ha già segnato. Continuerà, a ritmo di tango (un passo avanti e due indietro, accelerazioni spaventose), a passeggiare sul pachiderma serbo. Sei gol, il secondo da manuale del calcio d’attacco per velocità, tecnica, movimento. Forza e “duende” (el diablillo de la creadividad”, disse Garcia Lorca), della scheggia d’Europa lanciata aldilà dell’Atlantico. El Diego (quello che ci ha dato più allegria di tutti, l’unico a pagare per questioni di doping), esulta in tribuna, ingioiellato.
L’Argentina andrà lontano, sa sognare ed ha sangue italiano nelle vene. Ha piste infinite, come dice Ivano Fossati, e gente come Hernán Crespo, che sa ascoltare il magico fruscio del pallone in rete. Olanda-Costa d’Avorio è altra cosa: corsa e muscoli, già aspetto lo scontro fra le due corazzate, i Celeste e gli Orange.
E noi? Per Italia-Usa saranno brividi e nevrosi da ricchi, niente a che vedere con le passioni naif di Messico-Angola, dove non si sapeva per chi parteggiare: per una fragile nazione appena uscita da una tremenda guerra civile o per l’allegra fabbrica di gol (più di ogni altra squadra qualificata) che ricorda Zorro, Zapata, le capriole di Hugo Sanchez e Don Juàn, lo stregone di Castaneda.
Noi accontentiamoci, per ora non c’è qualcosa o qualcuno che dia un tuffo al cuore, qualche farfalla nello stomaco. Con un Cassano sarebbe diverso. Forse ci incanteranno Messi o Thevez, forse Rosicki. Dio non ci apparirà sulle colline, coi suoi occhi smeraldini di ramarro, come nelle visioni di De André e in “Romace in Durango” di Bob Dylan. Per ora stiamo assistendo a due grandi tramonti, quello di Zidane e quello di Ronaldo. Ma qualche altro semidio si leverà. Il mio trionfo mondiale è già stato il Toro in A.

Mi sforzo di gioire ma non riesco. C’è qualcosa nell’aria, una patina di non vero come la rovesciata di Pelé in “Fuga per la vittoria”. Guardo le immagini dalla Germania, le tedesche “con gli occhi di vetro scuro”, i nostri immigrati, quelli del Palermo-Francoforte. I loro brividi li capisco di più. Penso a Moggi, a Buffon e Cannavaro, a quelli che “gli piace vincere facile”.
Teniamoci Biscardi: pare sia ricomparso in una tv privata e abbia detto che l’Italia è stata salvata da “una perla di Pirla”. Signori, questo è genio. Peccato che da Buenos Aires non lo sentano. La distanza è atlantica, non lo sentono, da lì.