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I mondiali 2006 visti dalla Nazionale Scrittori
(sponsored by Sky Sport)
Ci hanno fregato l’attesa
di Gian Luca Favetto
Ci hanno fregato l’attesa. L’attesa del Mondiale, ogni quattro anni, è un po’ come l’attesa dell’adolescenza, che ritorna. Ritorna quell’età, sempre quell’età, quando con gli occhi vai sui campi di un mondiale. Ritornano la passione, l’incoscienza, la leggerezza, la paura, l’aspro piacere, il candore, un senso di libertà e vacanza.
E’ un’attesa che conta i mesi, le settimane, i giorni, le ore. E, dopo l’inizio, ancora un po’ di attesa ciondola. Finché non gioca la tua nazionale. Che non è una squadra, ma un sentimento confuso, è un destino, a volte anche un vaffanculo, ma è tuo: anche non volendolo, ci sei dentro.
Situazione perfetta quest’anno: il mondiale comincia venerdì, noi giochiamo lunedì, la sera, a fine giornata. Proprio alla fine dell’attesa. Che va vissuta lenta, lunga, ben distesa. Altrimenti non sarebbe “attesa”, ma soltanto “at”, sarebbe “attimo”.
E’ questa attesa che i signori del calcio giocato fuori campo, il calcio telefonato, malparlato, il calcio affare, il calcio potere, il calcio scommesso comprato venduto, hanno azzerato. Che ne facciamo di un mondiale orfano del suo momento migliore, l’attesa del mondiale, perduta in uno scaldalo? Per questo vi maledico Moggi Giraudo Bergamo e Pairetto, voi e tutta la vostra schiera di gregari. Adesso non c’è più tempo, è già partita. Comincia. Come finisce?
Il momento più bello dell’attesa è l’attimo prima che finisca l’attesa. L’attimo prima che finisca l’attesa, nel calcio, in genere è un gol o una parata.


