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L’ALA DESTRA
Il più giovane. Manovale da un mese. Sotto il cielo di marzo il suo lavoro è già una prigione. Allora corre in avanti come un’ala. I capelli che gridano.
Eppure continuava a svegliarlo sua madre, affacciandosi sulla porta della camera per chiamarlo… Vinicio non aveva finito il sonno, ancora. Aveva compiuto quindici anni in gennaio. Quando lui arrivava, i muratori erano già al lavoro, salutava ad occhi bassi, ci dava subito dentro col badile, per non sentire parole. A mezzogiorno lasciavano cadere martelli e cazzuole. Pane, formaggio, salame.
“Oh, vuoi vino?” Diceva Adriano.
“Non mi piace il vino” replicò Vinicio.
Allo strascico dell’inverno il cemento rimaneva umido, i palazzi in costruzione in silenzio: una campagna di sterpi ed erbacce da una parte. Dall’altra, appariva lontana e misteriosa una città.
“Oh, vuoi fumare?”
“No.” Rispose Vinicio.
Alle cinque era troppo stanco. Arrivato a
casa, si gettava sul letto a pancia in giù. Pensava: solo un quarto d’ora, poi vado al campo.
Lo svegliava, invece, l’odore della minestra, mentre era già sera e le grida laggiù cessavano. Aveva iniziato a lavorare due giorni dopo il suo compleanno, ritirato da scuola appena prima di Natale: in cantiere come suo padre, in Germania da dieci anni, come suo fratello, sposato…
Si fece l’aria pungente di marzo. Il cielo azzurro forte si faceva con venature arancioni e la sera ritardava. Alle sei i ragazzini, sotto, gridavano ancora. Non era ancora il venti, ma salendo l’impalcatura, Vinicio annusava folate di aria. La luce del pomeriggio era calda e decisa sui suoi avambracci scoperti. E la campagna di sterpi… un odore umido e grigio. I muratori, in alto, parlavano e gridavano. Camminando sulle assi di legno, pure Adriano fischiava. Non erano ancora le quattro.
Vinicio lasciò cadere la caldarella vuota, girò dalla parte dell’erba e s’incamminò. Sentì Adriano gridare:
“Dove vai, Vinicio…”.
Allora prese a correre, i capelli nel vento. Arrivò al campo. La partita era già cominciata, forse da un’ora. Non aveva importanza, sarebbe durata fino alla sera.
(pubblicato su GQ, luglio 2006)



