VIA EMILIA
(D La Repubblica delle Donne, settembre 2007)

Strada statale numero 9. Ovvero, 329,300 km. di asfalto. Da Rimini a Milano. E 2.194 anni di storia, per il tracciato originario (Via Aemilia), con cui l'esercito romano guidato dal console Marco Emilio Lepido unì Ariminum (Rimini) a Placentia (Piacenza). Ma oggi sono anche "18.240 veicoli in transito quotidiano", protestano gli abitanti di Castel Bolognese, che chiedono "la variante", per colpa dei "1.995 camion al giorno", contati da uno striscione appeso tra gli alberi, dalle parti di Imola. Traffico dunque, oltre che negozi e rotonde, incroci e cartelli. Indicazioni e incontri. Anzi storie. Quelle in cui ti imbatti percorrendo al contrario (da Milano a Rimini) questa strada che è linea di confine tra la pianura allargata a dismisura e la terra che sale arrampicandosi sull'Appennino. Affiancata dall'A1 (autostrada del Sole) prima e dall'A14 (Bologna-Taranto) poi, e dalla ferrovia. Evocata in letteratura e in musica, da Francesco Guccini a Pier Vittorio Tondelli, per fare due esempi. Tra "west" immaginari e "juke-box di luci" notturne, la via Emilia "rimane uno stato d'animo, una fantasia in movimento", rivendica Antonio Ferrari, diventato famoso come dj Ralf, laggiù al fondo della statale, nel cuore del "divertimentificio" che abita le colline tra Rimini e Riccione. Umbro per nascita e residenza, romagnolo per adozione e viaggiatore per mestiere, Ralf ha appena compiuto 50 anni. E da 25 fa ballare intere generazioni di ragazzi. Soprattutto alla consolle del Cocoricò, discoteca diventata leggenda. Ma la sua fascinazione per questa strada risale "all'infanzia, quando con i miei la percorrevamo ogni estate fermandoci in osterie dove il bancone per me era altissimo. E freddo, perché di marmo. La mia rimane una visione romantica e politica, non ho mai nascosto il mio essere di sinistra e qui resistono luoghi, facce e valori importanti". Dall'antifascismo al battito house, passando per il liscio e le feste dell'Unità, come se la via Emilia fosse "un nastro trasportatore di storie e personaggi". Ritmo di pensieri in carreggiata unica, come la maggior parte del percorso, tangenziali e svincoli esclusi. Prima di Casalpusterlengo, il sole di fine estate pesta e la strada un po' trema. Al passaggio di autotreni e berline veloci lanciate in entrambe le direzioni. Rimane fermo, immobile, il vecchio tram arancione, un tempo in servizio sulle rotaie milanesi, con decine di vasi accatastati a bordo. In vendita. Per chi si vuole e può fermare. Tutt'intorno campi di granturco, come poi sarà per decine di chilometri. Dopo la periferia di Milano e la Lombardia, capannoni e palazzi a formare agglomerati chiamati paesi e zone industriali. "La via Emilia? Non è cambiata. La percorro ogni giorno, da undici anni, tra Parma e Piacenza. Ma ci sono sempre più immigrati stranieri". Tanto che la concorrenza ad Andrea Gadolini, 40enne gestore (insieme a moglie e suocera) di questo Mercatino dell'usato ad Alseno, in prossimità di Fidenza, la fanno i cinesi piazzati a Fiorenzuola. "Ma il nostro rimane il più grande sulla via Emilia, duemila metri quadrati e gente che viene da lontano per comprare da noi", rilancia. Tutto rigorosamente usato. "Andiamo a casa della gente morta, svuotiamo interi appartamenti e rileviamo collezioni, ma anche oggetti quotidiani". Il risultato è accatastato sotto un tendone, oltre che al primo e al secondo piano della palazzina. Macchine da cucire e divani, quadri, caschi e mosaici. Materassini e giocattoli. Una vasca per idromassaggio. E libri, dischi, sedie, lampade e televisori. Ceramiche e scarpe, animali imbalsamati, set di posate. Un campionario dell'Italia in svendita, appoggiato sulla strada statale numero 9. Dove un quadro può costare 40 euro, ce ne vogliono 6 per l'oliera e 65 per il dondolo. Da prenotare alla cassa e da mettere, possibilmente, in giardino. "La cosa più cara è un tavolo di marmo da duemila euro, gli articoli più richiesti sono invece i vestiti", spiega Andrea scaricando il suo camion. Entra, indica il ripiano colmo di memorabilia fascista e aggiunge: "Dimenticavo, il Duce vende sempre. Moltissimo". Lungo il percorso, barriere riparano case, ville e palazzi dal flusso rumoroso del traffico, ma a Fraore, quasi Parma, sono schierate a proteggere la statale dalle fitte lancinanti dei motori spinti sul "kartdromo più importante d'Italia. Da qui sono passati quelli poi diventati piloti di Formula Uno, compreso Hamilton". Tiziano Pellegrini, 48 anni di passione motoristica ereditata insieme alla pista che la sua famiglia gestisce dal 1968, racconta "l'asfalto gommato al punto giusto" e spiega le difficoltà attuali. "Dovremmo fare modifiche sostanziali per ospitare le gare internazionali, ma il nostro contratto di affitto è in scadenza e saremo costretti a emigrare altrove". Lontano dalla via Emilia dunque, "ormai snaturata da rotonde e tangenziali" e a breve privata anche delle corse dei kart. La prossima storia la troviamo di lato, otto km. a ovest di Reggio, in questo spiazzo circondato da palazzine a due piani, quattro panchine e una macchia di prato. Nel mezzo, lo sguardo corrucciato di Vladimir Ilich Ulyanov. In arte, Lenin. Questo busto, unico monumento del genere in Italia, fu donato dall'Urss "alla popolazione di Cavriago nel 1970", in occasione del centenario della nascita, ma la vicenda è più antica: trafugato nella sede del partito comunista di Lugarsk (attuale Ucraina) e portato in Italia dalle truppe fasciste, fu riconsegnato all'ambasciata sovietica nel dopoguerra. Un fermo-immagine del passato e della reputazione di questa regione in movimento. Oltre la selva di immagini e cartelli, indicazioni e annunci, nomi propri e numeri di telefono. Che spiegano, ricordano, avvertono e annunciano eventi, commerci. Concerti e pure svendite, menù a prezzi fissi (tra i 10 e i 13 euro), fiere e rappresentazioni. Gli occhi si riempiono di messaggi. E cercano oltre: villette a schiera, campi; officine e botteghe, sempre meno, centri commerciali e night club, sempre più. Questa è l'Emilia. E qui inizia la Romagna. La strada corre verso il mare, in mezzo al traffico di autotreni. Altre storie attraversano i pensieri, infilati come i pioppi sul lato della pianura. Aumenta la vegetazione, intanto. E pure le stranezze, le curiosità. Rinchiuse da due lati di rete metallica appoggiati all'incrocio, tra Castelfranco Emilia e Sant'Anna. Cani, uccelli, pesci e fontane. C'è anche un leone, gigantesco, roba che nemmeno al Cocoricò. E Biancaneve con molti più che sette nani, Shrek in versione nana, da giardino. Gesso e colori per popolare di assurdo la vista. Una cometa di lucine sulla facciata di questa costruzione completa il quadro. Ma in quanto a esagerazioni non scherzano nemmeno al Mac2, un altro pezzo di strada più a sud, con l'aereo rosso piantato nel prato davanti all'insegna che gira sull'emisfero sud del mondo. Architettura della notte che verrà. E manifesti che annunciano spettacoli di "sexy wrestling", oltre che l'eterno "liscio". Fino a Cavazzona, dove ti imbatti nella foresta di bracci meccanici, protesi verso l'alto. Gru e muletti rivolti al cielo, almeno cinquanta, parcheggiati in posa davanti alla fabbrica. "Questa zona è cambiata, diventando appetibile anche e soprattutto per le speculazioni, ecco perché abbiamo pensato alla valorizzazione del paesaggio". Ivano Serrantoni, 53 anni, architetto, non parla di gru, né di nanetti da giardino, ma del "Golf Club Le Fonti" di Castel San Pietro Terme. Dopo Bologna, quasi a Imola. Un tuffo nel verde, "che abbiamo disegnato in modo da mimetizzarlo rispetto all'ambiente". Inaugurato otto anni fa e ispirato "a una filosofia non elitaria", corsi da 99 euro compresi, per i quali "le richieste di iscrizione sono sempre superiori ai posti disponibili". Un altro volto della via Emilia, "che rimane la spina dorsale della nostra regione, merita più attenzione. E protezione, dal disordine, dalle emissioni e dall'inquinamento visivo". Nell'ultimo tratto aumentano gli svincoli e le rotonde, rimangono però tanti gli incroci. Pericolosi. E ti imbatti nel piccolo santuario dedicato "ai caduti della strada". Perché la via Emilia attraversa anche la morte. Oltre che la storia. Succede a Forlì. Da una parte il cimitero, dall'altra un prato cintato, curato e disseminato di lapidi bianche con iscrizioni che rimandano a tempi e luoghi lontani. Reggimenti Punjab e soldati semplici Sikh, Fucilieri Gurkha e Indian Pioneer Corps. Per ognuno dei 478 indiani sepolti qui, fregio e numero di matricola, nome, cognome, età. Sono i caduti dell'offensiva alleata che contribuì a liberare l'Italia. Seconda guerra mondiale. I giovanissimi Hahri e Muhammad uccisi allora riposano tra i cespugli di rose. "Dio è uno solo, anche mio nonno è sepolto qui", scrive sul diario dei visitatori uno dei Singh residenti in provincia di Reggio Emilia venuto a rendere loro omaggio. "La via Emilia uccide". Lo sguardo di Federica ci riporta nel presente di un'altra guerra. Moderna. Contemporanea. È quella degli incidenti stradali. Lei viene da Solarolo, "il paese di Laura Pausini", puntualizza muovendosi rapida tra i tavoli della locanda. Prima del mare, delle notti di Rimini e del divertimento di Mirabilandia, dove si dirige la piccola folla di chi sceglie sistemazioni economiche come questa, una decina di stanze rumorose al piano di sopra, bagni in comune e saponetta sul cuscino. Niente aria condizionata. Nonostante il caldo che assedia la notte in procinto di iniziare. Fuori dalla locanda, un gruppo di anziani gioca a carte ("a marafone"). Dentro, l'età media si abbassa e risuona "Che cosa c'è?". Ma non canta Gino Paoli, né Ornella Vanoni, bensì Rino Gionchetta armato di microfono, basi e pianola. "Revival di successi" è il suo programma,
 manifesto appeso alla parete di legno che separa la sala dalla cucina. Uomini e donne seduti ai tavoli mangiano, ridono, applaudono. E iniziano a ballare. Come fossimo a Le Cupole. Cinque sale e altrettante cupole, appunto, incontrate uscendo da Castel Bolognese. Un'astronave di cemento atterrata nell'enorme parcheggio attraversato da file di alberi esili, con il vento che passa in mezzo. Storie di sabati sera "a ballare". Storie della via Emilia. Non solo liscio, però. Rumba, salsa e il resto delle danze latinoamericane, fino all'elettronica più o meno moderna. "Andarci è una specie di rito di iniziazione, che può durare tutta la vita", ride Cristiano Cavina, scrittore e "romagnolo di montagna", come si definisce lui, nato e poi rimasto a Casola Valsenio, 33 anni fa e quindici chilometri lontano dalla strada statale numero 9. "Alla periferia della via Emilia". E in cerca di storie da ascoltare, scrivere e raccontare. Compresa quella del Passatore, brigante di strada protagonista di gesta clamorose, evasioni e rapine nel territorio romagnolo nella prima metà dell'Ottocento. "Un Robin Hood, capace di assaltare con la sua banda il teatro di Forlimpopoli, durante la rappresentazione: saliti sul palcoscenico, all'apertura del sipario puntarono le armi contro gli spettatori richiedendo "un contributo pecuniario". Non ti stupire se oggi il Passatore è evocato da cori e striscioni degli ultras del Cesena". Gli stessi capaci di scrivere sul muro di cinta del loro stadio, che "il calcio è malavita". Deviazioni pericolose in prossimità della fine della strada, che in realtà è il suo inizio. E si fa fatica a trovarlo, il "km. zero" della via Emilia. Confuso tra cartelli e diramazioni, semafori e incroci che introducono a Rimini. 329,300 km. e questa manciata di storie dopo.

 

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