Quasi goal

questa volta te lo devo raccontare. il nostro solito mercoledì. che significa partita in pausa pranzo. tra colleghi. appuntamento imprescindibile, caldo torrido oppure freddo gelido e tutte le stagioni, poche, rimanenti in mezzo. almeno per quanto riguarda milano. ma prima volta del nuovo anno. mancavo da un po'. io. sovrappeso e ansimante a prescindere. però poi in quel campo con tutta la neve intorno, il freddo e il gelo nonostante il sole. di gennaio. insomma. otto contro otto. noi in pettorina gialla. sembravamo una squadra. vera. fin dall'inizio. trenta-quarantenni-bambini. immersi fino al collo dentro quell'età-calcio di cui parla gianluca favetto. lo scrittore. il portiere. che spiega come sul prato più o meno verde a cinque come a cinquant'anni tu ritrovi a indossare nel cuore e nella testa quello stato magico e imprevedibile del giocatore, ovviamente lui lo spiega meglio. ma io lo cito. e, a proposito il nostro portiere ha superato i cinquanta ma è uno che sorride (quasi) sempre e si diverte e para pure. appunto, un grande dell'età-calcio. ma torniamo qui. a questo mercoledì in cui magicamente-giochiamo. nel senso che ci muoviamo insieme. ci incitiamo. concentrati e quasi precisi. fin da subito, fin dalla prima azione che poi è quella in cui capisci come andrà la partita. e io mi esalto. mi aggrappo. mi appoggio. ma soprattutto mi butto. mi slancio. giocando in difesa. significa tackle a ripetizione. e riesco pure ad anticipare. nonostante il mio avversario sia assai più giovane e bravo di me. la missione è sempre e solo apparentemente impossibile. provo tutto il repertorio del difensore centrale. un tempo nemmeno così lontano detto stopper.
respinte. rilanci. rincorse. chiusure. di piede e di gamba. di testa e pure di stinco. intanto, davanti fanno sfracelli. giochiamo come una squadra vera. e in quest'ora che passa tra neve, gelo, urla e fumo che ti esce dalla bocca e dal naso sembra che conti davvero solo il calcio. andiamo avanti. in vantaggio di un gol. e altri che seguono. poi loro recuperano. la partita diventa un testa a testa. fino alla fine o quasi. perché manca poco. e poi qui si bara sempre sul tempo. ogni scusa è buona per giocare ancora. altri cinque minuti. più o meno. forse dieci. va beh. calcio d'angolo per noi. seba. quello del bar sotto la redazione. uno bravo a giocare. e infatti gioca pure in una squadretta. oggi ha fatto sfracelli sulla fascia. in copertura, ma soprattutto in attacco. ora mi guarda e dice. vai marco. sali. io nell'altra area solitamente ci metto piede soltanto quando è finita la partita e c'è da tornare negli spogliatoi. alla fine. invece oggi non è ancora finita. e io vado. ma sì. perché no?
giro largo, nell'area. poi punto dritto sul secondo palo. nessuno mi segue e già sembra un film. rallentato. come il cross che parte morbido. lento. vedo la palla che arriva. scende. e io salto. o almeno penso di farlo. ché ormai la mia carcassa è quel che è. guardo la porta e aspetto di incontrare il pallone. che infatti arriva. preciso. impatto. ma non schiaccio. forse non do forza abbastanza. colpisco la palla, però. con la fronte. si alza. di poco. ma si alza. completando l'angolo della traiettoria, finendo sulla traversa. parte alta. io invece finisco nella neve. di fianco al palo. parte bassa.
quasi goal.

 

 

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