CALCIO D'AGOSTO
(Repubblica Milano, agosto 2008)

“Presente”. Basta una parola per rispondere alla convocazione. Via sms. Succede ogni martedì sera. Per la partita dell'indomani. Calcio, ovvio. In inverno come d'estate, dai -5 ai +35, da calendario monsonico della Milano di questo tempo. E senza contare precipitazioni e percentuali di umidità. Chissenefrega, si gioca e basta. Sette contro sette, otto contro otto, poi magari pure a undici. Con i portieri e le pettorine, più tutto il resto: spogliatoi, docce, porte grandi e pallone vero. Sull'erba sintetica cresciuta in rettangoli a ridosso della circonvallazione. Ma in agosto le palline di gomma nera che popolano lo spazio tra la plastica verde creano l'effetto-sabbia-rovente. Basta posarci sopra la suola della scarpa per ricavarne un effetto-ustione. Le tribune sono balconi deserti, il rumore del tifo è sostituito da quello del traffico. Urla, frenate e sgommate. Dipende dalle ore. Ma tra le due e le tre del pomeriggio ancora di più. Quando noi scendiamo in campo. Anche stavolta, con la città che annaspa tra i propri reduci e i passanti che inseguono l'ombra dei dehors. Inutili rifugi, effimere soluzioni. Noi, casta di eletti del calcio il caldo lo sfidiamo. Pur sapendo che affronteremo il resto del pomeriggio in ufficio con le facce paonazze e le tempie che pulsano. Dimenticavo di dire che la nostra età media supera abbondantemente quella delle massime d'agosto. Chissenefrega, si gioca e basta. Si fa “salire-la-difesa”, si passa “semplice-al-compagno-vicino”, si triangola e ci si incazza con il nostro attaccante – il più giovane della squadra e già il più pigro – che ha scelto di adagiarsi all'ombra dei difensori avversari. Lancio lungo, difesa scavalcata e lui, il più-giovane-il-più-pigro che finisce con la palla in rete. Il resto è un ricordo confuso. La partita interrotta solo dalla pausa verso i rubinetti invocata a gesti, ché le parole sono finite da un pezzo insieme al fiato. La differenza poi l'hanno fatta i portieri: il nostro vanta un'esperienza da campionati minori – e infatti le prende quasi tutte – mentre quello degli avversari vorrebbe averla fatta quell'esperienza, e invece no. Quando ho chiesto ai miei compagni di difesa il risultato era “2-1 per noi”, mancava poco e il tempo volava già via tra i dribbling impossibili di quello-che-ha-giocato-anni-fa-nel-vivaio-del-Bologna. Il più bravo tra noi, incurante dei calcioni miei e degli altri, ma impermeabile alle evidenti richieste di passaggio dei suoi compagni smarcati. Poi è successo. Il depositario del tempo, unico a scendere in campo con l'orologio al polso, ha ammesso che le tre erano passate da un pezzo e nemmeno l'extra-time era bastato ai nostri avversari per pareggiare. Ci siamo trascinati verso gli spogliatoi con il sorriso attaccato in  faccia come una decalcomania. Grande partita. Sarà anche e soltanto “calcio d'agosto”, ma abbiamo “vinto e convinto”. Nessun collasso, nessun rimorso. Una settimana dopo, il caldo è aumentato. E il cellulare vibra. “Calcio domani?”. Seleziona. “Rispondi”. Crea messaggio.  “Presente”.

 

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