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Gian Luca Favetto Le stanze di Mogador |
Damir Babic scatta. Solo dopo lo scatto, può dire che vede.
È un fotografo
e un viaggiatore. Viene da Sarajevo, dove ha vissuto la guerra. Sente di non
appartenere a un unico luogo, è puntato sul mondo come il mirino della sua
macchina fotografica.
Un giornale lo manda in Sicilia per un reportage su
delle maschere di pietra, tremila teste strappate alla montagna. Si ferma in
un piccolo hotel con un nome che gli piace, Mogador. Poche stanze, pochi
ospiti. È qui che la sua curiosità s'accende e inizia finalmente a vedere.
Gli incontri si fanno torbidi e incandescenti. Fra tutti, quello con
Salvatore Puma. Un delinquente, forse. Uno che, in lotta con il mondo, cerca
la sua rivalsa lavorando nell'inferno di una nave spiaggiata e smantellata
da un esercito di miserabili. Insieme a lui Noura, la sua donna, che dalla
Somalia ha portato silenzi e ninne nanne.
Damir si muove e osserva, e quelli
che conosce lasciano un segno. Come il Comandante, che beve e racconta. Come
Elena Moncada, che ha un sorriso e una cicatrice da amare.
Le stanze di Mogador è una storia di incontri, di luoghi e di occasioni lontano dagli spazi della legge. Un romanzo con il respiro del mare, che copre e scopre, lascia, porta via, sorprende.




