Sconfitta Puntuale - di Paolo Sollier

Abbiamo perso 3-1 e il risultato è bugiardo, ma anche il più bugiardo dei risultati non mente.

E' stata una mattinata strana e la sconfitta era già nell' aria, anzi, nello spogliatoio, dove, "verso" le 10 c'erano 6 giocatori: Cassardo, Santori, Verri, Zannoni, Romano e il sottoscritto.

Con lieve ritardo si presentavano Longo, D' Amicis, Giarrusso e il portiere in prestito.

Nel frattempo, Trento e Lombardi, persi nella linearità delle vie torinesi, annunciavano al telefono di non preoccuparsi e che Audisio ci avrebbe messo un po' di più.

Con ritardo preoccupante e facce ancora più impressionanti, giungevano Simi e Mathieu. Tutto questo accadeva mentre i nostri avversari, al completo, erano già in campo per il riscaldamento.

Grande si faceva vivo poco prima prima dell'inizio, trafelato ma con distacco, e abbiamo elemosinato un legittimo impedimento di qualche minuto.

La situazione spiega perchè non siano stati usati i Mon Cheri diligentemente schierati sul lettino dei massaggi da Cassardo e Santori e, forse, un certo spaesamento mostrato all' inizio del primo tempo.

 L'assenza di Trento ci ha tolto forza e velocità davanti, ma lo sapevamo già, tuttavia, dopo il balordone iniziale, abbiamo cominciato a giocare discretamente, creando alcune buone palle gol non sfruttate.

Nel frattempo era arrivato Manu Bianco, dicendosi in formissima, ma con la faccia da Euro Disney e la sua disperazione per dover scrivere un racconto senza droga, sesso, violenza, parolacce, insomma, una bestemmia letteraria.

E siamo ai nostri errori clamorosi, che hanno deciso la partita.

Per parlare del primo gol, devo tornare alle lacrime, ormai in voga nell'Osvaldo.

Verri, con la merdosia ipocrita del manager, avrà limitato il suo disappunto in un singhiozzo alla prima riunione, peraltro riciclato, e percepito, come pianto sabaudo per ottenere fondi.

Mathieu, invece, in una delle sue posizioni yoga, avrà scoperto una lacrima difficile in cui scorreva l'azione incriminata e risuonava l'eco  della famosa frase che il mister, data la velocità dell'esecuzione, non aveva fatto in tempo a ribadire: "non fare quel che stai pensando di fare".

Descritte le derive psicologiche, è successo che Mathieu aveva la palla a sinistra, all'altezza del limite, poco fuori area, e decideva di fare il super proibito passaggio orizzontale verso il centro: sul lato opposto, Verri accoglieva il pallone e, con uno stop felpato, lo serviva sui piedi dell'accorrente avversario che lo piazzava nell'angolo.

Mathieu, Simi, Verri e il portiere al servizio di un solo attaccante: prego, si accomodi.

Intanto, con l'arrivo di Perissinotto e Audisio (ampiamente giustificato da un serio problema personale), la convocazione si era completata.

All'inizio del secondo tempo, calcio di rigore per gli editori, con due dei nostri che cercavano di recuperare su un avversario e impatto decisivo di Santori.

Su questo episodio, Sandro cominciava un lunga ma civile disputa con l'arbitro e pare che la questione sarà alla base del prossimo dibattito al circolo dei lettori, con interventi prestigiosi, come richiede il tema: "come ho fatto a fare rigore se ho preso un calcio?"

In attesa di chiarimenti, era il 2-0.

A quel punto, altre occasioni per noi, ma più che altro esibizione di sterilità. Finchè, su un corner dalla nostra sinistra difensiva, il pallone finiva dalla parte opposta, a un metro dal fondo. Qui un soriano, forse Peri, si faceva saltare con una finta, l'editore maledetto tirava, il portiere parava con difficoltà, facendo impennare la palla che finiva sul secondo palo, quasi sulla linea. Longo, in leggero ritardo, non riusciva a impedire che la buttassero dentro.

Il gol dell’esordiente Mirko Romano non cambiava la situazione.

E' chiaro che non siamo gente da partita amichevole, però contro gli editori la partita non dovrebbe mai essere amichevole, salvo conflitti di interessi, su cui sarà aperta un' inchiesta, condotta da Forlani, in costume napoleonico.

Di preoccupante, invece, l' espressione di Peri, costretto a preparare il maledetto concorso che ce lo toglierà per Cesenatico.

La sua faccia mi ha ricordato gli studenti delle medie anni sessanta, lo studio come desolazione e la scuola una deportazione intellettuale. Propongo un comitato per liberare Peri e, ovviamente, liberare tutti.

Paolo Sollier