L'esordio - di Marco Cassardo

Il sogno “interruptus”

Sarà stato due mesi fa o poco più. Ho fatto uno di quei sogni che ti svegli e non c’è nulla di vero e ti viene da piangere. Stava per iniziare il secondo tempo di Barcellona-Milan e toccava a me. Mister Guardiola aveva deciso di mettermi dentro. Sbucavo dal sottopassaggio  con Seedorf che mi teneva sottobraccio e mi dava le ultime disposizioni, “gioca tranquillo e fai le cose semplici”, mi diceva. lo ascoltavo e annuivo e avevamo entrambi la maglia blaugrana; sì, anche lui, che quella notte, in pieno ribaltone onirico, giocava contro il Milan. Io lo ascoltavo e tenevo gli occhi in su a guardare i centomila del Nou Camp. Che meraviglia, le gambe non tremavano. Ascoltavo Clarence e pensavo che dopo una vita di desideri inappagati ora toccava a me batter cassa. Poi è suonata la sveglia e che sfiga. Ok, era solo un sogno, ma lasciamelo finire, boia di un giuda.  Avrei dato qualsiasi cosa per vedere come me la sarei cavata. E se Iniesta avesse messo una palla in mezzo al novantesimo e io fossi stato proprio lì?


Osvaldo Soriano Fc – Scuola Holden 4-4

Questione di tempo, bastava attendere il 14 febbraio 2010 e il principio di piacere si sarebbe preso la rivincita sul principio di realtà. E’ successo al campo Cit Turin della mia amata Torino. In una mattina nevosa e frizzante mi sono ritrovato a indossare la maglia azzurra della Nazionale di calcio scrittori, il mitico Osvaldo Soriano Football Club. Pazienza se l’azzurro era stinto, i calzoncini di un colore diverso e i calzettoni granata me li ero portati da casa. Quando Francesco Trento mi ha passato la casacca con lo scudetto tricolore mi sono emozionato; se Clarence mi avesse visto sarebbe stato orgoglioso di me.
Giochiamo contro la Scuola Holden, un manipolo di venticinquenni che ambiscono all’arte e che per ora si limitano a farci paura nel riscaldamento con scatti, doppi passi e sciabolate al volo. Li guardiamo e, in media, gli rendiamo dieci, quindici anni. Come faremo? Immagino una disfatta, ma chissenefrega, un esordio in maglia azzurra val bene un cappotto.
Mister Sollier ci schiera con il 4-4-2. In porta va Fabio Geda, non è il suo ruolo ma ha palle e riflessi. In difesa da destra a sinistra Forlani, Mathieu, Verri e Bianco. A centrocampo linea a quattro con Remmert, Lombardi, Cassardo e Longo. In attacco Audisio e Trento.
Pronti  via e siamo una squadra. Ciascuno al suo posto, tutti disciplinati a eseguire gli ordini del mister e dei mastini della difesa. I ragazzi della Holden vestono di bianco, corrono il doppio e tecnicamente sono validi, ma noi siamo un’altra storia, un racconto di pause, riflessioni e lampi. I minuti scorrono come pagine di transizione, poi succede che Audisio imbecca Trento e il bomber insacca, un contropiede da far godere Herrera. La banda della Holden è attonita. Ragazzi, pensavate di fare un solo boccone dei soriani? Attenzione, se andate ancora a scuola è perché avete molto da imparare. Continuiamo a giocare con autorevolezza. Non concediamo nulla, Mathieu e Verri fanno paura solo a guardarli, gli esterni spingono, il centrocampo e una diga e là davanti c’è Trento, l’unico attaccante al mondo ad avere una percentuale realizzativa del duecento per cento. Di  chi possiamo aver paura? Di nessuno, infatti Audisio scappa via sulla destra e crossa al centro. La palla impazzisce, non è cuoio, è un Supertele d’antan. Vola vola vola, si alza di un centinaio di metri e poi si abbassa e si infila nel sette. Due a zero. Siamo bravi e abbiamo culo. Embè?
Si va negli spogliatoi consci di aver giocato alla grande, esempio perfetto di come disciplina tattica, organizzazione di gioco e aggressività possano colmare lacune tecniche e atletiche.
Nel secondo tempo Perissinotto, Sollier e Santori rilevano Remmert, Cassardo e Forlani. La fatica si fa sentire e la squadra si allunga, ma dopo una decina di minuti l’arbitro ci concede un calcio di rigore per una trattenuta malandrina ai danni di Trento. Il loro portiere è un tipo strano, avercene di avversari così. Decide di attendere l’esecuzione abbracciato al palo alla sua sinistra, non si capisce se il suo sia rimpianto o nostalgia. Lombardi non fallisce e sono tre.
I giovani Holden raddoppiano la corsa e la Nazionale concede metri di campo. Un maledetto in maglia bianca avrà vent’anni, sulla schiena il numero dieci e due piedi niente male. Con una sassata infila Geda. Pazienza, qualche minuto e il solito Trento si lancia in uno dei suoi scatti al fulmicotone e brucia il portiere. Quattro a uno. A un quarto d’ora dalla fine, la partita è in tasca. E invece no, una strana nebbia cala su di noi. Non è un tracollo fisico, è una specie di straniamento. I soriani si infilano in una inconsueta interpretazione della realtà, diventano molli come fichi e invece di adottare una prosa minimalista con tanto di clava e palloni spazzati in tribuna si trastullano in inutili barocchismi. Morale della favola: i giovani Holden ne approfittano e si lanciano all’arrembaggio. Subito accorciano le distanze e nei minuti finali succede l’inverosimile: pareggiano con due gol in una manciata di secondi. Maledizione.  Al rientro negli spogliatoi fioccano le bestemmie: con i nuovi regolamenti avremmo accumulato un centinaio di giornate di squalifica. La verità è che siamo dei sentimentali:  vincere nel giorno di San Valentino non fa per noi.


La svolta di Coco’s

E’ questione di un’ora e ci rifacciamo. Succede al Coco’s di via Galliari. Il pranzo è leggero: pasta e fagioli, pasta e ceci, penne all’arrabbiata, salsiccia e polenta, vino a gogò. Una dieta da atleti riporta il buon umore. Paolo Verri e le ragazze di Sulleali, il nuovo e valente ufficio stampa dell’Osvaldo Soriano Fc, sono in vena oratoria e aizzano gli astanti con i propositi per l’anno nuovo: innanzitutto una due giorni di ritiro a Casola Valsenio, poi la fantasia di un’amichevole a Johannesburg condita da un torneo nelle Langhe, un libro di racconti, un’amichevole a Varese, una a Livorno e chi più ne ha più ne metta. Ma la vera stella cometa è la Ruhr Lit Cup che si terrà in Germania dal 29 aprile all’1 maggio. Sì, tra un paio di mesi o poco più ci giocheremo il campionato europeo a Unna, che a dispetto di quanto pensassi non è la rappresentate sindacale delle prostitute finlandesi ma una bella cittadina della Westfalia.

Enrico Remmert non ha dubbi. Se i comunisti hanno vissuto la svolta della Bolognina e i fascisti quella di Fiuggi,  i soriani ricorderanno il 14 febbrario 2010 come il giorno della svolta di Coco’s.  Gli avversari sono avvisati: nulla sarà più come prima.


Marco Cassardo