Cronaca biliardinica
Balaton, 21 giugno 2009
di Paolo Sollier

Recuperata la deambulazione della caviglia sacrificata in un micropiave
difensivo, e in attesa dei succosi commenti di Forlani su Varese (quasi in
prescrizione) e di Boccia sulla casta stallerata in Ungheria, devo
relazionare su quanto mi compete: il calciobalilla.
L'attento sguardo di Trento ne individuava un modello speciale sul
lungonulla di Alsóörs, e naturalmente dava inizio al terzo torneo soriano di
imprecazioni a manopola.
L' attrezzo si presentava con una sua decisa personalità: copertura totale
in vetro antiproiettile, con relativa insonorizzazione totale; luci ai lati
delle porte (sospetto riciclo di fari Trabant), palline arancioni, per poter
giocare anche nelle nebbie della storia, o anche solo del Balaton (salvo
una, bianca, forse per rispetto delle minoranze daltoniche).
Praticamente non era un calciobalilla, ma un blindato a riposo,
probabilmente capace di vita propria.
La mancanza dell' imperforabile Favetto, poneva qualche ansia al
sottoscritto, ma si faceva avanti Grande, esaltato dal raccontare a Lombardi
le gesta di Walter Bonatti. Dilungarsi sull' esito del torneo è alquanto
imbarazzante, visto che gli avversari, pur mescolandosi in tutti i
Dna possibili hanno sempre perso.
Di notevole soddisfazione la disfatta dell' improbabile coppia
Trento-Zhilay, mentre qualche leggera curiosità ha
destato il barista che, preso atto del livello della competizione, chiedeva
di partecipare, giocando però col "pass", che sarebbe il nostro vecchio
gancio, concetto ormai abolito anche nei peggiori oratori.
In effetti, ha fatto subito due gol, illudendo Trento di una possibile
rivincita.
Ma Grande ha richiamato i riflessi ancestrali, tornando Muraglia e insieme a
Solli passe-partout ha dedicato l' ennesima vittoria a Favetto, principe del
Balaton in contumacia.
Esaurita la pura cronaca di questo evento laterale, vorrei fare qualche
complimento.
A Menni e Trento per essere riusciti a partecipare all'
esibizione acquatica (uno dei giochi più noiosi al mondo) senza apparenti
danni, anche se l'infortunio pomeridiano del rampante Claude desta qualche
sospetto.
A Forlani, grande performer, anche se inaffidabile affabulatore (secondo
lui, Avellino è una delle più belle città d'Italia. Inoltre gli piace anche
Vercelli: sospetto che la petite Marie sia un cesso ineguagliabile).
E poi ai due autisti, autorevoli, sicuri e resistenti, entrambi con un solo
errore: Menni, all'andata, che non sapeva più uscire dall'area di servizio
Aglio ovest (per informazioni topogastriche, chiedere a Trento); e Boccia,
al ritorno, con quella rotonda a palla, stoppata in extremis.

Un abbraccio, Paolo